Il periodo compreso tra il 1918 e il 1919 rappresenta uno dei momenti più cruciali nella storia moderna del Medio Oriente. Con la sconfitta degli Imperi Centrali nella Prima Guerra Mondiale e il conseguente collasso dell’Impero Ottomano, si aprì un vuoto politico, territoriale ed economico nel cuore della regione. Tale vuoto fu rapidamente colmato dalle potenze vincitrici, principalmente la Gran Bretagna e la Francia, che si mossero per definire nuovi confini, creare nuovi Stati e instaurare un sistema di controllo politico diretto o indiretto.
Questa fase è fondamentale per comprendere la geopolitica contemporanea, l’origine di molti conflitti attuali e la formazione degli Stati oggi noti come Iraq, Giordania, Siria, Libano, Arabia Saudita e la Palestina mandataria. La Gran Bretagna, in particolare, giocò un ruolo determinante nell’assetto post-ottomano, guidata da interessi strategici, economici, energetici e coloniali.
In questo articolo esamineremo perché Londra prese determinate decisioni, come vennero disegnati i nuovi confini e quali furono le conseguenze geopolitiche di quelle scelte.
1. Il Crollo dell’Impero Ottomano: Fine di un Ordine Pluricentenario
Prima del 1914, il Medio Oriente era dominato da oltre sei secoli dall’Impero Ottomano. Nonostante fossero in corso processi di modernizzazione, al momento dello scoppio della Prima Guerra Mondiale l’Impero era considerato “il malato d’Europa”. Corruzione, inefficienze amministrative, pressioni nazionalistiche e debolezze militari avevano eroso la sua capacità di controllo.
La sua sconfitta nella Prima Guerra Mondiale provocò la frantumazione definitiva dei suoi territori arabi, rendendo necessaria una soluzione politica che desse ai vincitori sicurezza, influenza e accesso alle risorse.
2. Gli Interessi Geopolitici della Gran Bretagna nel Medio Oriente
Per comprendere la sistemazione del Medio Oriente, è fondamentale analizzare le motivazioni britanniche. Il Regno Unito non agì con leggerezza: le scelte compiute tra il 1916 e il 1922 furono guidate da una visione strategica molto precisa, che includeva:
2.1. Protezione delle rotte verso l’India
L’India era il pilastro dell’Impero britannico. Mantenere sicure le rotte marittime verso l’Oceano Indiano era essenziale. Ciò richiedeva:
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il controllo dell’Egitto e del Canale di Suez,
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una presenza stabile nel Golfo Persico,
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l’instaurazione di Stati amici o dipendenti lungo la mezzaluna fertile.
2.2. Accesso al petrolio
Tra le prime decadi del XX secolo il petrolio divenne strategico per la marina britannica, in piena conversione dal carbone al combustibile liquido. La scoperta di giacimenti in Persia (odierno Iran) e in Mesopotamia fece crescere l’interesse della Gran Bretagna per quell’area.
Il controllo dei territori ottomani dell’Iraq – ricchi di petrolio – fu quindi considerato essenziale.
2.3. Contenimento delle potenze rivali
Londra voleva impedire che:
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la Francia ottenesse troppo potere nella regione,
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la Germania (già sconfitta) potesse riproporsi,
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la Russia sovietica espandesse la sua influenza nel Caucaso e nei territori arabi.
Un Medio Oriente “amico” o sotto influenza britannica era visto come un cuscinetto essenziale tra l’Europa, l’Asia e le rotte imperiali.
2.4. Equilibri con il movimento arabo e con gli ebrei sionisti
Durante la guerra, la Gran Bretagna aveva promesso territori sia agli arabi (Corrispondenza Hussein-McMahon) sia ai sionisti (Dichiarazione Balfour del 1917). Conciliare queste due promesse contrastanti diventò una sfida diplomatica e geopolitica.
3. L’Accordo Sykes-Picot (1916): La Prima Grande Mappa del Nuovo Medio Oriente
Anche se stipulato nel 1916, prima della fine della guerra, l’accordo Sykes-Picot rappresenta la base concettuale dell’assetto post-ottomano.
3.1. Cosa prevedeva l’accordo
Sir Mark Sykes (Gran Bretagna) e François Georges-Picot (Francia) divisero l’area ottomana come segue:
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Zona A (francese): Siria interna, Mosul, Libano.
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Zona B (britannica): Mesopotamia meridionale, area di Bassora.
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Zone di influenza indiretta: l’Inghilterra avrebbe influenzato la Palestina e la Transgiordania, la Francia le regioni interne della Siria e del Nord dell’Iraq.
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Palestina: destinata a un’amministrazione internazionale.
Questo accordo stabiliva già il principio secondo cui i confini non sarebbero stati tracciati sulla base dei gruppi etnici ma degli interessi coloniali.
3.2. Perché fu accettato
Il Regno Unito riteneva fondamentale:
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contenere le ambizioni francesi,
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conservare l’Iraq,
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mantenere la porta d’accesso all’India.
L’accordo era quindi un compromesso favorevole a Londra.
4. La Conferenza di Sanremo (1920): La Nascita degli Stati Mandatari
Con la Conferenza di Sanremo nel 1920 si definì ufficialmente il nuovo ordine politico della regione. Le potenze vincitrici ottennero dei “mandati” dalla Società delle Nazioni per amministrare determinati territori ex ottomani.
4.1. Mandati britannici
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Iraq
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Palestina
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Transgiordania
4.2. Mandati francesi
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Siria
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Libano
La Gran Bretagna era il vero arbitro della regione, poiché ottenne i territori strategicamente più importanti e dotati delle principali risorse naturali.
5. La Creazione dello Stato dell’Iraq (1920-1921)
Uno degli Stati più significativi creati dai britannici fu l’Iraq, nato dall’unione di tre ex province ottomane:
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Mosul (in maggioranza curda),
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Baghdad (arabi sunniti),
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Bassora (arabi sciiti).
5.1. Perché la Gran Bretagna unificò tre regioni così diverse?
I motivi principali furono:
a) Opportunità economiche
La regione di Mosul era ricca di petrolio. I britannici volevano integrare quell’area in un unico Stato dipendente dalla loro influenza.
b) Facilità amministrativa
Gestire tre territori separati sarebbe stato costoso. Unificarli in un singolo regno controllato da Londra era più efficiente.
c) Creazione di un alleato stabile
La Gran Bretagna installò sul trono Faysal ibn Hussein, figlio dello Sharif della Mecca, già proprio alleato. Un re amico avrebbe garantito la fedeltà dell’Iraq.
d) Contrasto all’espansionismo turco
Un Iraq unificato poteva fungere da barriera contro eventuali tentativi turchi di riconquista.
5.2. Conseguenze a lungo termine
La creazione artificiale dell’Iraq portò a:
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tensioni settarie tra sciiti e sunniti,
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conflitti etnici tra arabi e curdi,
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dipendenza militare dalla Gran Bretagna,
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instabilità politica duratura.
Nonostante ciò, per Londra l’obiettivo era stato raggiunto: l’Iraq diventò un partner economico e geopolitico utile.
6. La Creazione della Transgiordania e il Regno di Giordania
La regione a est del Giordano non aveva una chiara identità politica sotto gli ottomani. Per la Gran Bretagna rappresentava una zona cuscinetto essenziale tra:
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Palestina,
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Iraq,
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Arabia Saudita.
6.1. Perché nacque la Transgiordania
Nel 1921 Winston Churchill creò la Transgiordania, affidando il governo a Abdullah, fratello di Faysal. Le ragioni furono:
a) Soddisfare le promesse fatte agli arabi
Per compensare la perdita del trono di Damasco (occupato dai francesi), la Gran Bretagna assegnò ai due fratelli hāshimitī due nuovi regni: Iraq e Transgiordania.
b) Proteggere la Palestina
La Transgiordania serviva come zona tampone per la tutela del Mandato britannico in Palestina, proteggendo il confine orientale.
c) Limitare l’influenza saudita
La regione era minacciata dalle incursioni dei wahhabiti di Ibn Saud. Creare un regno hāshimitā fedele a Londra garantiva stabilità.
6.2. È la Giordania uno Stato artificiale?
Molti studiosi ritengono che la Giordania sia uno degli Stati più “artificiali” creati dalle potenze coloniali. Tuttavia, grazie alla dinastia hāshimitā e al supporto britannico, rimase uno dei Paesi più stabili del Medio Oriente.
7. La Palestina Mandataria: Il Nodo più Complesso
La Palestina fu posta sotto mandato britannico con uno status speciale per via di due impegni contraddittori:
7.1. Le due promesse britanniche
a) Promessa agli arabi
Autonomia e indipendenza dopo la guerra.
b) Promessa agli ebrei (Dichiarazione Balfour, 1917)
«Il governo di Sua Maestà vede con favore l’istituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico».
7.2. Perché la Gran Bretagna fece questa promessa ai sionisti
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ottenere sostegno politico e finanziario internazionale,
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influenzare la comunità ebraica statunitense,
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creare uno “Stato cuscinetto” filo-britannico tra Egitto e Giordania.
7.3. La strategia britannica
Londra cercò di mantenere un equilibrio impossibile tra:
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immigrati ebrei europei,
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popolazioni arabe locali.
Il risultato fu una crescente tensione che sfociò in rivolte, repressione e, infine, nel conflitto arabo-israeliano.
8. Il Golfo Persico e la Penisola Arabica
Anche se non crearono direttamente l’Arabia Saudita, i britannici influenzarono profondamente la regione.
8.1. Arabia Saudita
Ibn Saud riuscì a conquistare gran parte della penisola con il tacito supporto britannico, che vide in lui un fattore di stabilità e un utile alleato contro i rivali hāshimitī.
8.2. Stati del Golfo
Il Regno Unito stabilì protettorati su:
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Kuwait,
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Bahrein,
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Qatar,
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Emirati Truciali (oggi Emirati Arabi Uniti),
creando una fascia di sicurezza sulle rotte marittime verso l’India.
9. Perché la Gran Bretagna Creò Stati con Confini “Artificiali”?
Uno dei punti più discussi dagli storici riguarda la natura dei confini creati tra il 1918 e il 1922. Essi non seguivano linee etniche, religiose o culturali. Anzi, in molti casi divisero tribù e comunità che da secoli vivevano unite.
Le motivazioni furono principalmente:
9.1. Controllo politico
Creare Stati senza una forte identità nazionale significava renderli più dipendenti dalla Gran Bretagna.
9.2. Evitare la formazione di una grande superpotenza araba
Un unico Stato arabo indipendente e coeso avrebbe potuto sfidare l’influenza britannica. La frammentazione fu una scelta deliberata.
9.3. Garanzia di accesso alle risorse
Controllare Iraq e Golfo garantiva petrolio e rotte commerciali vitali.
9.4. Bilanciare comunità religiose
In alcuni casi i confini vennero tracciati per impedire che un gruppo prevalesse troppo sull’altro, mantenendo Londra come arbitro degli equilibri.
9.5. Semplificazione amministrativa
Dal punto di vista burocratico, era più facile controllare poche entità territoriali grandi piuttosto che una miriade di principati o tribù autonome.
10. Conseguenze della Sistemazione Geopolitica Britannica
Le decisioni prese tra il 1918 e il 1922 influenzano ancora oggi la geopolitica del Medio Oriente.
10.1. Conflitti etnici e religiosi
Molti Stati incorporavano comunità ostili tra loro:
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sciiti e sunniti in Iraq,
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arabi e curdi nel Nord Iraq,
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arabi e ebrei in Palestina.
10.2. Debolezza strutturale degli Stati
Essendo Stati progettati per servire interessi coloniali, non erano dotati di solide identità nazionali.
10.3. Persistenza dell’influenza britannica fino al secondo dopoguerra
La Gran Bretagna rimase la potenza dominante nella regione almeno fino agli anni ’50, sfruttando basi militari e accordi economici.
10.4. Conflitto israelo-palestinese
Probabilmente la conseguenza più drammatica della politica britannica. L’ambiguità di Londra creò le condizioni per uno scontro ancora oggi irrisolto.
10.5. Ascesa dei movimenti nazionalisti arabi
Gli Stati creati in modo artificiale divennero terreno fertile per colpi di Stato, dittature e movimenti panarabisti.
11. Conclusione: Perché la Sistemazione Geopolitica del 1918-1922 È Ancora Importante Oggi
La riorganizzazione del Medio Oriente dopo il collasso dell’Impero Ottomano non fu casuale, ma rispondeva a una logica precisa della Gran Bretagna: creare un sistema regionale che garantisse sicurezza, rotte commerciali, accesso al petrolio e influenza geopolitica. Per farlo, Londra disegnò confini artificiali, favorì alcune élite politiche, represse movimenti locali e impose regni amici.
Molti dei problemi contemporanei – dal conflitto israelo-palestinese alla questione curda, dalle tensioni tra sunniti e sciiti alle fragilità strutturali di Iraq, Siria e Giordania – derivano direttamente da quelle scelte.
Capire come e perché nacquero quegli Stati significa comprendere non solo il passato, ma anche il presente e il futuro del Medio Oriente.