Perché gli Stati Uniti, in caso di fallimento della strategia in Ucraina, potrebbero scegliere un riavvicinamento con la Russia per indebolire l’asse Mosca-Pechino

Da quando è iniziata la guerra in Ucraina, il mondo ha assistito a uno dei più profondi sconvolgimenti geopolitici degli ultimi decenni. La posta in gioco non riguarda soltanto il destino dell’Ucraina o il futuro della Russia, ma l’intero equilibrio strategico globale. Per gli Stati Uniti, il conflitto è diventato rapidamente molto più di una guerra regionale: è un terreno di confronto tra visioni del mondo diverse, un banco di prova della capacità americana di difendere l’ordine internazionale nato dopo il 1945 e consolidatosi dopo la fine della Guerra Fredda.

Tuttavia, nonostante gli ingenti aiuti militari all’Ucraina, le sanzioni senza precedenti contro Mosca e la compattezza della NATO, il conflitto non si è evoluto come molti analisti occidentali avevano previsto. La Russia non è collassata economicamente, la sua industria militare non si è fermata e, soprattutto, la guerra ha prodotto una conseguenza imprevista: un avvicinamento strategico tra Mosca e Pechino che sta ridisegnando il panorama geopolitico dell’Eurasia.

In questo contesto, si fa strada una domanda fondamentale: cosa faranno gli Stati Uniti se la loro strategia in Ucraina non dovesse portare a un indebolimento significativo della Russia?
Un’ipotesi sempre più discussa negli ambienti diplomatici e accademici è che Washington, riconoscendo la Cina come principale sfidante strategico del XXI secolo, possa considerare un graduale riavvicinamento con la Russia per spezzare o almeno attenuare l’asse tra le due potenze asiatiche.

Questa possibilità, che oggi può sembrare remota, diventa molto più plausibile se inserita in un quadro più ampio. Le relazioni internazionali non sono guidate dalle simpatie ma dagli interessi. E, come vedremo, gli interessi strategici degli Stati Uniti potrebbero, in futuro, suggerire una ricalibrazione radicale.


1. L’ascesa della Cina come sfida principale

Per comprendere perché gli Stati Uniti potrebbero scegliere di tendere la mano alla Russia, bisogna partire da una constatazione elementare: la Cina è oggi il principale rivale strategico degli Stati Uniti. Questa rivalità supera ampiamente quella con la Russia, sia per dimensioni economiche, sia per ambizioni globali, sia per capacità tecnologiche.

Pechino è l’unico paese al mondo che possiede simultaneamente:

  • la massa demografica necessaria per sostenere una potenza globale,

  • una base industriale superiore a quella occidentale,

  • una visione di lungo periodo,

  • un’economia in grado di sfidare quella americana,

  • un apparato militare in rapidissimo potenziamento.

Gli Stati Uniti considerano la Cina la sfida sistemica più importante dalla fine della Guerra Fredda. Di conseguenza, l’intera architettura strategica americana nel XXI secolo ruota attorno alla necessità di contenere l’ascesa cinese.

In questo quadro, la Russia rappresenta un attore importante, persino pericoloso dal punto di vista militare, ma non un rivale sistemico di pari livello. Washington deve quindi confrontarsi con una realtà scomoda: non può combattere due competizioni strategiche simultaneamente, una contro la Russia in Europa e una contro la Cina in Asia.

La priorità assoluta è la Cina.
Ed è proprio qui che il conflitto in Ucraina rischia di complicare la strategia americana.


2. La guerra in Ucraina e la conseguenza inattesa: una Russia più legata alla Cina

La guerra e le sanzioni occidentali hanno isolato la Russia dall’Europa, privandola di mercati, investimenti e tecnologie. In un contesto simile, era quasi inevitabile che Mosca cercasse un nuovo partner economico in grado di sostenere la sua economia e la sua macchina militare: la Cina.

Il risultato è stato molto più rapido e profondo del previsto.
Oggi Russia e Cina condividono un livello di cooperazione che non si vedeva nemmeno ai tempi dell’alleanza sino-sovietica degli anni Cinquanta. Pechino è diventata il primo partner commerciale di Mosca; la Russia, dal canto suo, è diventata un fornitore cruciale di energia, materie prime e tecnologia militare per la Cina.

Il legame non è solo economico, ma politico, diplomatico e strategico. Entrambe le potenze si presentano come promotrici di un ordine internazionale “multipolare”, alternativo a quello guidato dall’Occidente.

Per gli Stati Uniti, tutto ciò rappresenta un problema serio. Nessuna strategia di contenimento della Cina può avere successo se Pechino può contare su Mosca come retrovia energetica, militare e geopolitica.

E qui emerge il primo motivo per cui Washington potrebbe considerare un riavvicinamento a Mosca: indebolire la Cina spezzando il blocco eurasiatico che sta emergendo sotto la sua guida.


3. Se la strategia in Ucraina fallisce, Washington deve ricalcolare tutto

La strategia americana in Ucraina, nella sua versione più ambiziosa, prevedeva una serie di obiettivi: sostenere Kiev, contenere la Russia, indebolire l’esercito russo, isolare Mosca e, secondo alcuni, favorire un cambiamento politico interno al Cremlino.
A distanza di anni, lo scenario appare molto più complicato di quanto immaginato inizialmente.

La Russia, pur colpita duramente, non è crollata. La sua industria militare ha raggiunto livelli di produzione molto elevati. Le sue esportazioni energetiche, pur modificate, sono rimaste stabili grazie ai consumi asiatici. E soprattutto, Mosca ha trovato nella Cina un partner capace di assorbire le perdite economiche causate dalle sanzioni.

Se questo scenario dovesse consolidarsi, Washington potrebbe trovarsi davanti a un bivio: continuare a sostenere una strategia costosa che non riesce ad indebolire la Russia o cambiare approccio per concentrarsi su ciò che davvero conta per gli equilibri globali, cioè la competizione con la Cina.

In altre parole, il fallimento della strategia in Ucraina potrebbe costringere Washington a una mossa audace: tentare di “sganciare” la Russia dalla Cina.


4. Il precedente storico che insegna: la diplomazia triangolare di Nixon e Kissinger

La geopolitica è ricca di esempi in cui le potenze compiono decisioni sorprendenti se ciò serve a un obiettivo strategico superiore. L’esempio più noto è il viaggio di Nixon in Cina nel 1972. All’epoca, gli Stati Uniti erano ancora in una feroce rivalità con l’Unione Sovietica, molto più pericolosa della Cina maoista. Eppure, Washington decise di avvicinarsi proprio alla Cina, che fino a poco tempo prima considerava una minaccia comunista radicale, per indebolire Mosca e rompere il fronte comunista.

Quella mossa cambiò la storia della Guerra Fredda.
Dimostrò che gli interessi strategici prevalgono sempre sulle ideologie o le ostilità del momento.

E oggi, la situazione è, in un certo senso, speculare.
Allora, la Cina serviva a indebolire l’URSS.
Oggi, la Russia potrebbe servire a indebolire la Cina.


5. Il triangolo USA-Russia-Cina: il fulcro del futuro mondiale

L’ordine geopolitico globale è sempre un sistema di relazioni triangolari. Nessuna potenza dominante ha interesse a permettere che due rivali si uniscano contro di essa. Per questo motivo, uno dei principi fondamentali del realismo politico è quello di impedire la formazione di alleanze ostili troppo strette.

Durante la Guerra Fredda, gli Stati Uniti temevano un’alleanza URSS-Cina e fecero di tutto per dividerle.
Oggi la situazione è ribaltata: la Cina rappresenta il principale rivale e la Russia il partner più prezioso che Pechino possa avere.

Se Mosca e Pechino restano unite, l’Asia — e forse l’Eurasia intera — rischia di trasformarsi in un unico blocco geopolitico ostile agli Stati Uniti. Washington sa che non può permetterlo.


6. Perché un riavvicinamento tra USA e Russia sarebbe plausibile

Quali sarebbero quindi gli incentivi che potrebbero spingere gli Stati Uniti verso un disgelo con la Russia?

Il primo è evidente: indebolire la Cina, isolandola diplomaticamente e strategicamente. Una Russia meno dipendente da Pechino, anche solo parzialmente, complicherebbe enormemente la strategia cinese di espansione economica e militare.

Il secondo riguarda gli equilibri energetici globali. La Cina importa enormi quantità di gas, petrolio e carbone, e una parte sempre più significativa arriva dalla Russia. Spezzare o indebolire questo flusso renderebbe la Cina più vulnerabile.

Il terzo è legato alla sicurezza globale. Una Russia meno isolata, meno ostile e meno bisognosa del sostegno cinese potrebbe accettare forme di cooperazione con gli Stati Uniti su questioni come il controllo degli armamenti, la sicurezza nucleare e la stabilità delle regioni più instabili.

C’è infine un quarto elemento: un miglioramento delle relazioni con la Russia potrebbe ridurre la pressione americana sull’Europa, permettendo a Washington di concentrare più risorse economiche, diplomatiche e militari nella regione indo-pacifica.


7. Perché anche la Russia potrebbe considerare un’intesa con Washington

Una Russia isolata, dipendente economicamente dalla Cina e costretta a piegarsi alle condizioni di Pechino potrebbe, nel lungo periodo, percepire questa dipendenza come pericolosa. La Cina, con la sua enorme potenza industriale e demografica, rischia di diventare un partner troppo dominante.

Un riavvicinamento, anche limitato, con gli Stati Uniti potrebbe restituire a Mosca margine di manovra, autonomia strategica e capacità di bilanciare il rapporto con Pechino. Questo non significa che la Russia abbandonerebbe la Cina, ma potrebbe cercare un equilibrio più flessibile.


8. Ostacoli e difficoltà di un riavvicinamento

Un riavvicinamento USA-Russia non sarebbe né semplice né immediato. Le ferite della guerra in Ucraina sono profonde. Gli Stati Uniti dovrebbero affrontare le resistenze dell’opinione pubblica, dei partner europei e di parte del Congresso. La Russia, da parte sua, dovrebbe valutare con cautela quanto rischioso sia allontanarsi da un partner fedele come la Cina.

Tuttavia, la storia insegna che le difficoltà politiche possono essere superate quando emergono esigenze strategiche più importanti.


Conclusione: il ritorno del realismo

Se la strategia americana in Ucraina non dovesse produrre l’effetto desiderato — ovvero un indebolimento chiaro e irreversibile della Russia — Washington potrebbe trovarsi costretta a riconsiderare le sue priorità. E la priorità assoluta, nella logica delle grandi potenze, rimane la competizione con la Cina.

In questo scenario, un riavvicinamento con la Russia non sarebbe un cambio di valori, né un abbandono dell’Ucraina, ma una scelta dettata dalla realpolitik: il vero obiettivo strategico del XXI secolo è evitare che la Cina diventi troppo potente e che possa contare su un’alleanza stabile con la Russia.

Gli Stati Uniti hanno già dimostrato nella loro storia di essere pronti a compiere scelte audaci quando l’equilibrio globale lo richiede. Potrebbero farlo ancora, se il futuro dovesse renderlo necessario.

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