L’arresto e il trasferimento negli Stati Uniti di Nicolás Maduro, l’ex presidente del Venezuela, nell’ambito di un’operazione militare lanciata da Washington all’inizio del 2026, rappresentano un evento geopolitico di enorme portata. Più che un semplice colpo di Stato o un’azione di polizia internazionale, l’operazione indica una svolta drastica nella politica estera statunitense e rischia di produrre conseguenze strategiche di lungo periodo per l’ordine mondiale, in particolare nei rapporti tra Stati Uniti, Russia e Cina.
Secondo numerosi analisti, il rapimento di Maduro potrebbe innescare reazioni che cementeranno ancora di più i legami tra Mosca e Pechino, minando la tradizionale strategia statunitense di divide et impera, con la quale Washington ha tentato di isolare la Russia e la Cina e di sfruttare rivalità interne tra grandi potenze per mantenere il proprio predominio globale. Invece la mossa statunitense sembra avere l’effetto contrario: rischia di favorire una coesione più profonda tra gli avversari strategici degli Stati Uniti, mettendo in discussione il ruolo egemonico di Washington nell’ordine internazionale.
Il rapimento di Maduro: un punto di rottura geopolitico
L’operazione statunitense in Venezuela, denominata da alcuni osservatori Operation Absolute Resolve, ha portato all’arresto di Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2026. Maduro è stato trasferito negli Stati Uniti e comparirà davanti a un tribunale federale con accuse legate al narcotraffico e al terrorismo secondo la versione statunitense.
Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti controlleranno il Venezuela “fino a una transizione di potere sicura e adeguata”, con implicazioni anche sulla gestione del petrolio venezuelano, uno degli asset energetici più importanti al mondo.
Questa operazione ha diviso profondamente l’opinione internazionale e ha suscitato reazioni molto nette da parte di potenze come Russia e Cina, che hanno condannato l’intervento come una violazione della sovranità venezuelana e del diritto internazionale.
La reazione internazionale: condanne ma anche solidarietà strategica
In risposta all’azione statunitense, Russia e Cina hanno criticato duramente gli Stati Uniti. La Russia ha definito il rapimento una violazione del diritto internazionale e ha richiesto un pronunciamento immediato. A livello diplomatico, Mosca ha portato la questione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, evidenziando che un’azione militare di questo tipo minaccia la stabilità regionale e internazionale.
Anche la Cina si è schierata apertamente contro l’azione, chiedendo il rilascio immediato di Maduro e ricorrendo al rispetto della Carta delle Nazioni Unite come base per la risoluzione pacifica delle controversie.
Allo stesso tempo, proteste si sono svolte anche in Paesi lontani dall’area latinoamericana, come in Sud Africa, dove gruppi politici e cittadini hanno condannato l’azione statunitense e chiesto il rispetto della sovranità venezuelana.
Queste reazioni dimostrano come l’azione degli Stati Uniti non si sia limitata a livello regionale, ma abbia implicazioni globali, spingendo governi, partiti e opinioni pubbliche a schierarsi contro Washington.
Un precedente pericoloso per l’ordine mondiale basato sulle regole
Uno degli aspetti più significativi del rapimento di Maduro è rappresentato dal fatto che l’operazione ha oltrepassato tutte le norme tradizionali della diplomazia e del diritto internazionale. Non si è trattato di un arresto tramite trattati di estradizione o cooperazione giudiziaria, ma di un’azione militare su territorio straniero con rimozione del capo di stato in carica.
Questo crea un precedente potenzialmente destabilizzante per le relazioni internazionali, poiché può essere interpretato come una criminalizzazione della sovranità statale. Se uno Stato può invadere un altro Stato e catturarne il capo, giustificandosi con accuse penali, allora altri Stati potrebbero fare altrettanto nei propri teatri regionali sotto varie pretesti.
Russia e Cina, che già vedono con sospetto le operazioni statunitensi in aree come Europa orientale e Indo-Pacifico, potrebbero utilizzare questo precedente per legittimare proprie azioni contro potenziali avversari, contribuendo così a un mondo multipolare caratterizzato da confronti diretti e da una progressiva erosione delle norme globali.
Perché la strategia del divide et impera degli USA potrebbe fallire
Storicamente, gli Stati Uniti hanno spesso cercato di sfruttare rivalità e contrapposizioni tra potenze rivali per consolidare la propria egemonia. La strategia di divide et impera è stata visibile in molteplici contesti, dove Washington ha cercato di mantenere l’ordine a proprio vantaggio tramite accordi economici, militari e diplomatici che impediscano l’emergere di un fronte unificato contro di essa.
Tuttavia, il rapimento di Maduro rischia di produrre l’effetto opposto, unendo Russia e Cina in una risposta comune alla cosiddetta “nuova aggressività” statunitense. Ci sono tre motivi principali per cui questa operazione potrebbe rafforzare, anziché indebolire, quell’alleanza:
1. Condivisione di percezioni di minaccia
Russia e Cina interpretano l’azione statunitense come un’offesa non solo al Venezuela, ma all’ordine internazionale stesso. Condannare insieme la violazione della sovranità di Caracas può diventare un punto di convergenza strategica tra Mosca e Pechino, rafforzando la loro cooperazione in molteplici settori (diplomatico, militare, energetico e commerciale).
2. Solidarietà verso i paesi non allineati
L’operazione statunitense in Venezuela ha attirato critiche anche da Paesi non allineati o critici nei confronti dell’egemonia occidentale. Questo rafforza l’immagine di un blocco globale disposto a sfidare la leadership statunitense. La cooperazione tra Russia e Cina, in tale contesto, potrebbe espandersi anche verso altri Stati che condividono la percezione di interferenza nella sovranità nazionale.
3. Bisogno reciproco di alternative istituzionali
Mosca e Pechino sono entrambe interessate a creare alternative alle istituzioni internazionali dominate dall’Occidente, come il Consiglio di Sicurezza ONU o gli organismi bancari globali. Un evento come il rapimento di Maduro, condannato a livello globale per la sua violazione dei principi di non intervento, facilita l’argomentazione secondo cui le regole internazionali devono essere riscritte per riflettere una realtà multipolare.
Impatti economici e energetici: Cina e Russia di fronte alla nuova realtà
Oltre agli aspetti politici e diplomatici, il rapimento di Maduro colpisce anche interessi economici strategici, in particolare quelli di Cina e Russia.
Prima dell’operazione statunitense, la Cina era fortemente coinvolta nel settore energetico venezuelano: circa il 80% delle esportazioni di petrolio venezuelano era diretta verso Pechino, e la relazione energetica rappresentava una componente significativa della cooperazione economica tra China e Venezuela.
Con il controllo effettivo degli Stati Uniti sul governo venezuelano, la Cina rischia di perdere accesso prioritario a questa risorsa, spingendola a riconsiderare la propria strategia di approvvigionamento energetico e ad intensificare i legami con la Russia o con altri fornitori energetici.
Allo stesso tempo, la Russia ha investito in Venezuela non solo dal punto di vista energetico, ma anche in armamenti e prestiti finanziari. La perdita di Maduro come alleato strategico pone Mosca davanti alla necessità di riallineare le proprie relazioni regionali, rafforzando legami con Cuba, Nicaragua e altri Stati anti-occidentali.
Queste dinamiche economiche, combinate con le reazioni politiche e diplomatiche, rendono più probabile un avvicinamento operativo tra Mosca e Pechino sia nel sistema energetico globale sia negli assetti finanziari che sfidano la supremazia statunitense.
Conclusioni: fine della divisione e nascita di una reale contrapposizione globale
Il rapimento di Nicolás Maduro rappresenta molto più di un episodio isolato di intervento statunitense: è un momento storico che potrebbe segnare la rottura definitiva di molte delle strutture che hanno sostenuto l’egemonia statunitense nel secondo dopoguerra, comprese le strategie di divide et impera.
Invece di isolare le potenze rivali, l’azione statunitense sembra facilitare un rafforzamento dei legami tra Russia e Cina, basato su una comune interpretazione della crisi come un segnale di un ordine internazionale in cui gli Stati Uniti sono sempre più disposti a forzare vecchi limiti e regole. Questo rafforzamento può portare a un nuovo allineamento strategico globale, in cui Mosca e Pechino coordinano risposte politiche, economiche e diplomatiche alle mosse di Washington, ridefinendo i nuovi equilibri di potere a livello mondiale.
La crisi venezuelana del 2026 rischia così di diventare non solo un capitolo della storia latinoamericana, ma un punto di svolta nel confronto strategico tra superpotenze nella nuova era multipolare.